Il coccodrillo e la racchetta: la storia di René Lacoste

Tennista, stilista e innovatore, René Lacoste, soprannominato dai suoi tifosi Il coccodrillo, formò con Jacques Brugnon, Henri Cochet e Jean Borotra la formidabile squadra dei "quattro moschettieri", che strappò la Coppa Davis agli statunitensi nel 1924, vincendola per sei stagioni consecutive, fino al 1929. Nel team, Lacoste era il più giovane e il più abile a rete e si fece notare per l'eleganza del suo gioco.

È il 1933 quando René Lacoste compie una rivoluzione in termini estetici e formali creando una polo in jersey di cotone a maniche corte. Decide che quella sarà la nuova uniforme da indossare sui campi da tennis e non solo, (la maglia sarà adottata anche su quelli da golf) in sostituzione alla tradizionale camicia a manica lunga, al blazer in cotone pesante. La chiama L.12.12, L come Lacoste, 1 per il suo tessuto unico, il cotone piquè, 2 per il design a maniche corte, 12 come le versioni finalizzate dallo stesso Lacoste. Segno di riconoscimento? Un coccodrillo all'altezza del cuore, dal soprannome con cui Lacoste era conosciuto all'epoca per la determinazione e tenacia dimostrata in campo. Il successo di quella maglia divenne planetario, simbolo di una rivoluzione nella moda e al contempo un classico senza tempo oggi pronto a celebrare i suoi 80 anni. Come? Come si confà ai grandi campioni, con una collezione in limited edition con un logo disegnato ad hoc dal grafico britannico Peter Saville, con una capsule composta di 12 kit di polo L.12.12 da
personalizzare. La storia del marchio e tutte le iniziative dell'anniversario le trovate nella gallery qui sopra.

Sulla strada che porta verso il prossimo grande slam dell’anno, Roland Garros, riaffiora dal passato un grande nome legato alla terra rossa francese. Un nome legato anche alle polo a maniche corte che torneranno in quel periodo caldo di fine maggio. Molte di queste avranno lo stemma di un piccolo coccodrillo applicato sulla parte sinistra della zona pettorale. Chissà perché. È questo il punto d’arrivo, forse, della prima storia che ha legato il mondo dell’abbigliamento e della moda al tennis, che risulta essere da sempre uno sport sinonimo di eleganza. Jean René Lacoste, classe 1904, fu uno dei più grandi giocatori del tennis degli anni ’20 e ’30. Oltre alle vittorie di ben tre Roland Garros (ai tempi, Internazionali di Francia), il suo torneo, si aggiungono due Wimbledon e due US Open: questo rappresenta il palmares nel singolo. Non parliamo poi del doppio e dei campionati nazionali a squadre. Vinse ben quattro finali di Coppa Davis (dal 1927 al 1928 e dal 1931 al 1932), come uno dei quattro moschettieri della squadra francese, che comprendeva gli altri mostri sacri del tennis francese: Jacques Brugnon, Henri Cochet e Jean Borotra. La leggenda narra che abbia ricevuto quel soprannome, “alligator”, assegnatogli da un giornalista, durante un’uscita in compagnia proprio dei suoi compagni di squadra, mentre erano in trasferta negli Stati Uniti. In caso di vittoria in finale, Lacoste avrebbe voluto tanto regalarsi una valigia di alligatore esposta in vetrina in un negozio. Gli altri componenti lo presero in giro per questo desiderio bizzarro. Quella partita, giocata contro l’Australia, la persero. La borsa non fu vinta, ma iniziò a materializzarsi il marchio che da lì a poco avrebbe fatto il giro del mondo. Nel passaggio dal continente americano a quello europeo l’ “alligator” divenne “crocodile” e il campione francese se lo fece ricamare nel 1926 dall’amico Robert George sul “cuore” del suo blazer.